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Discorso del 26 aprile 2026

26 aprile 2026 Ufficiali e combattenti delle unità operative oltremare dell’Esercito Popolare di Corea, giunti qui compiendo una missione sacra e guadagnandovi un onore inestimabile, Ufficiali e soldati dell’Esercito Popolare, Familiari dei martiri, Cittadini di Pyongyang, Soldati-costruttori, funzionari e lavoratori creativi, che avete completato a meraviglia questo importante e responsabile progetto edilizio, Membri della delegazione ufficiale della Federazione Russa, in visita a Pyongyang per celebrare con noi questo momento significativo nonché cari amici, Compagni, Oggi teniamo la cerimonia inaugurale del Museo commemorativo delle gesta belliche nelle operazioni militari d’oltremare, il quale racconterà per sempre delle gesta eroiche e il nobilitante spirito dei fieri figli della Repubblica Popolare Democratica di Corea, che hanno sacrificato le loro preziose vite nelle sacre battaglie per la giustizia e la dignità. La nostra Patria ha eretto un monumento nella capitale che i co

Discorso pronunciato alla cerimonia inaugurale del Museo commemorativo delle gesta belliche nelle operazioni militari d’oltremare

26 aprile 2026

Ufficiali e combattenti delle unità operative oltremare dell’Esercito Popolare di Corea, giunti qui compiendo una missione sacra e guadagnandovi un onore inestimabile,

Ufficiali e soldati dell’Esercito Popolare,

Familiari dei martiri,

Cittadini di Pyongyang,

Soldati-costruttori, funzionari e lavoratori creativi, che avete completato a meraviglia questo importante e responsabile progetto edilizio,

Membri della delegazione ufficiale della Federazione Russa, in visita a Pyongyang per celebrare con noi questo momento significativo nonché cari amici,

Compagni,

Oggi teniamo la cerimonia inaugurale del Museo commemorativo delle gesta belliche nelle operazioni militari d’oltremare, il quale racconterà per sempre delle gesta eroiche e il nobilitante spirito dei fieri figli della Repubblica Popolare Democratica di Corea, che hanno sacrificato le loro preziose vite nelle sacre battaglie per la giustizia e la dignità.

La nostra Patria ha eretto un monumento nella capitale che i combattenti tanto caramente custodivano nei loro cuori e sempre rispettavano, per onorarne le vite e l’anima preziose, e giunge ora al momento in cui li riabbraccia.

Tutti, in questo Paese, aspettavano questo giorno.

Come i familiari in lutto, a due passi da qui, hanno atteso il giorno in cui i loro cari sarebbero stati riabbracciati, così i commilitoni dei martiri, tutti gli ufficiali e i soldati del nostro Esercito e tutto il popolo del nostro Paese hanno desiderato ardentemente vedere il luogo in cui deporranno fiori per augurare l’immortalità dei martiri, apprezzando con infinita nobiltà d’animo le caratteristiche eroiche e preziose del nostro Esercito che in passato non avevano pienamente compreso.

Grazie a tale desiderio e a tale sincerità fervidi, questo museo, ove i martiri vivranno per sempre come veri e orgogliosi figli del loro Paese, è stato costruito.

Si è così realizzato il mio desiderio di riportare indietro tutti i nostri ufficiali e soldati che hanno dato troppo presto la loro preziosa vita, coprire i loro corpi con la bandiera nazionale e seppellirli nella loro patria, desiderio anche degli altri ufficiali e soldati del nostro Esercito, in qualità di commilitoni che hanno servito con loro affrontando piogge di proiettili e d’artiglieria, nel render loro un caloroso omaggio, nonché di tutto il resto del popolo in quanto cittadini di questo Paese offrenti gratitudine e onore ai loro difensori.

A nome del Partito del Lavoro di Corea e del governo della Repubblica Popolare Democratica di Corea, ringrazio accoratamente gli ufficiali e i soldati delle unità edili a tutti i livelli dell’Esercito e i funzionari e i lavoratori creativi delle singole unità, che nulla hanno lesinato in termini di impegno e intelligenza per la costruzione di questo museo, quale riflesso del sollecito desiderio di tutto il popolo nel Paese, degli ufficiali e dei soldati dell’intero Esercito di dare eterno lustro alle preziose vite dei martiri.

Offro i miei ringraziamenti ai cari compagni della delegazione della Federazione Russa, che sono qui coi sentimenti di caloroso ossequio e obbligo solenne del popolo del Paese fraterno.

Compagni,

Oggi è il primo anniversario della fine delle operazioni per la liberazione del Kursk.

I soldati di Corea e di Russia, fedeli all’ideale della giustizia, hanno combattuto spalla a spalla nella stessa trincea per difendere la pace e la sovranità nazionale e hanno ottenuto un risultato decisivo nello stroncare la resurrezione del fascismo e nel frustrare l’ambizione di guerra delle forze egemoniche.

Dette operazioni sono state attività militari condotte in una regione durante pochi mesi, ma il significato strategico del loro esito è molto grande.

Giustizia e ingiustizia sono sempre coesistite nella storia dell’umanità e lo scontro tra di esse si è rivelato acuto ogni volta. Ma giammai si è avuta una situazione come quella odierna, in cui le forze della dominazione e della tirannia tentano di distruggere il desiderio di sovranità nazionale e di libertà, emerse come sono su questo pianeta come l’alleanza reazionaria di estrema destra più svergognata e aggressiva, toltasi qualsiasi squallida maschera o scrupolo.

Negli anni cruciali e rigorosi nei quali l’indubbia esigenza dei diritti di un Paese e di una nazione all’autodeterminazione politica e allo sviluppo e all’adempimento dei suoi obblighi sono diventate bersaglio della tirannia, gli eserciti della RPDC e della Russia hanno dimostrato la forza della giustizia attraverso la loro lotta sanguinosa, pienamente consapevoli dei nobili doveri che si sono assunti per i loro Paesi e per il genere umano.

I soldati dei due Paesi hanno chiaramente dimostrato che esiste al mondo una forza tremenda in grado di rovesciare, mediante cuori infiammati di giustizia e di vigore a dispetto della morte, la società dei mali creati dall’imperialismo, e che la tirannide dell’ingiustizia non potrà mai conquistare l’umanità.

In questo frangente, i bravi figli dei due Paesi hanno dato esempi di vera amicizia e dedicato il loro prezioso sangue per l’obiettivo comune.

Non può esservi né contributo più sacro né espressione più corretta del senso d’obbligo rispetto al sacrificio della propria vita.

Nella sacra guerra volta a spazzar via gli invasori armati ucraini, che violarono apertamente la sovranità e la sicurezza della Federazione Russa, nostro Paese fraterno, e a liberare la regione di Kursk, le unità operative oltremare dell’Esercito Popolare di Corea hanno conquistato l’inestimabile vittoria dimostrando un’audacia senza pari, un eroismo di massa, uno spirito combattivo indomito e un nobile spirito di abnegazione.

Grazie alla valorosa lotta dell’Esercito Popolare di Corea, che ha respinto e cacciato gli aggressori spalla a spalla con l’esercito russo, il tentativo egemonico e l’avventura militare perseguiti dagli Stati Uniti e dall’Occidente sono falliti.

Di fronte a noi stanno gli eroi di guerra, che dovrebbero allinearsi qui con ancora più onore e la bandiera nazionale della dignità e della gloria alla mano, pregni dell’animo e della fede indomiti che non si sono bruciati nemmeno nelle fiamme.

Non tutti sanno perfettamente per che cosa essi hanno dedicato la loro gioventù sui campi di battaglia stranieri.

Poco si sa anche di come ognuno di loro sia caduto e in quali circostanze, cosa hanno auspicato nell’ultimo istante delle loro vite e quali richieste abbiano lasciato.

Per il nostro rimorso, non siamo riusciti a ritrarre qui ogni dettaglio dei loro ultimi momenti.

Probabilmente non ci sarà al mondo un museo che possa esibire tanta magnificenza, purezza e bellezza senza rimpianti.

I nostri soldati, poco appariscenti, normali e semplici nei giorni ordinari, hanno dimostrato quanto più chiaramente i propri meriti in battaglia.

La potente resistenza e l’impavida offensiva nelle quali hanno perseverato contro ogni pronostico e fino alla loro morte, il loro tratto di non rinunciare all’esecuzione degli ordini fino all’ultimo secondo della loro vita, il loro spirito d’abnegazione senza pari di affrontare coraggiosamente la morte e la loro scelta eroica tra la vita e la morte: tutto ciò è stato talmente inaudito e leggendario che ha colpito di meraviglia noi prima ancora che il mondo e che persino la generazione del tempo di guerra ammirerebbe.

Ciascuno di quei nobilitanti sacrifici si è tramutato in una preziosa pietra d’inciampo nelle battaglie duramente combattute per il nostro Esercito onde anticipare il giorno della liberazione.

Il monumento allegorico in questo museo non è il ritratto di un martire specifico; esso rappresenta i soldati dell’Esercito Popolare di Corea, ognuno dei quali ha coraggio, e tutti i martiri, eroi epitomi dello spirito e della tempra dei coreani.

Il mondo di un eroe non trova espressione in una qualche impresa distinta di per sé e un comportamento eroico non deriva da un impulso spontaneo.

Le feroci battaglie nella regione di Kursk sono state estensione e parte del servizio del nostro Esercito per il Partito, la rivoluzione, la Patria e il popolo.

Anche le morti ne sono state un frangente.

Essi furono tutti lealisti, patrioti e uomini veri, a prescindere da dove siano stati uccisi o come.

Sicuramente non si erano mai immaginati di dover lasciare la Patria, sia pure una volta sola. Avranno impugnato le armi giurando di diventare un mucchietto di sporcizia della loro patria qualora fossero dovuti morire. E tuttavia si recarono senza remore sui campi di battaglia di un Paese straniero, ove i loro corpi avrebbero potuto non essere ritrovati se uccisi. Oltrepassando il confine, hanno rafforzato la loro decisione di eseguire gli ordini a costo della propria vita, lungi dal pensare alle proprie case, ai propri genitori, alle proprie mogli e ai propri figli da cui si allontanavano. È qualcosa di troppo elevato per poterlo spiegare soltanto col senso d’obbligo dei soldati.

Come si evince dalle fotografie e dai reperti esposti qui in questo museo, nessuno di loro, pur trovandosi in terra straniera, ha dimenticato il Partito o si è separato dal grembo della Patria, neppure per un attimo.

La bandiera nazionale a cui avrebbero guardato con un sentimento solenne prima di una carica, pregando per la sicurezza e la prosperità di Pyongyang e giurando di difendere la Patria, il pugno di terriccio di quest’ultima che ognuno di loro ha tenuto nel petto come ricordo del suo tepore, le lettere che hanno scritto chiedendo di credere che sarebbero restati gente d’onore al cospetto della Patria che diede loro la vita, come anche dei genitori, delle mogli e dei figli, pur pensando che non sarebbero tornati a casa vivi, le missive di giuramento di attuazione degli ordini a costo della propria vita e quelle insanguinate per l’ammissione al Partito del Lavoro di Corea: questo racconta parecchie storie circa le loro lodevoli scelte e le loro morti eroiche.

Giacché non riuscivano a vivere staccati dal loro Paese e vi erano inseparabilmente legati nelle loro sorti, essi non si aspettavano ricompensa alcuna, pur avendo compiuto gesta notevoli, né premi di qualche tipo per essersi sacrificati facendosi saltare per aria.

Hanno lasciato unicamente la richiesta di portare a termine l’ordine assegnato dal Partito, mentre cadevano in azione intrisi di sangue, e hanno pregato soltanto per la prosperità del loro Paese gridando: «Viva Pyongyang!» e morendo di una morte eroica.

Il desiderio che nutrivano, se ne nutrivano uno, era di essere ricordati dal Partito e dal Paese e anche se ciò non fosse stato, non avrebbero avuto maggior orgoglio e felicità se avessero potuto sentire di aver compiuto le missioni in combattimento affidate dal Partito e la fierezza di aver dedicato tutto se stessi alla Patria.

I loro ultimi istanti sono durati qualche minuto o pochi secondi, ma quel breve attimo ha chiaramente evidenziato la loro lealtà pura nei confronti del Partito e del Paese e l’apice di un vero servizio.

L’abnegazione di chi non pretende ricompense e la devozione di chi non chiede premiazioni: questa sarà la definizione dell’altezza della lealtà del nostro Esercito.

Una tale fedeltà dal cuore puro comprende le radici di un eroismo straordinario, il giuramento sacro, la volontà di castigare il nemico e la personalità dei forti, che considera un onore persino la morte.

Poiché sono stati tanto leali verso il Partito e il Paese, essi hanno potuto avere quel coraggio immarcescibile e quella forza offensiva che superano di gran lunga le leggi della fisiologia umana, scegliendo la via della morte che il mondo ancora non riesce a comprendere e mostrando scene di sacrificio della propria vita per i commilitoni.

Le operazioni militari oltremare del nostro Esercito sono state attività mai sentite prima, condotte dai soldati che hanno inalberato l’ordine del Partito e del Paese non soltanto in base alla disciplina militare e alla morale dell’obbedienza e dell’esecuzione, ma anche con la loro coscienza volontaria e i propri diritti morali di uomini più sinceri e belli che hanno infiammato i cuori di lealtà pura e forte, superando limiti estremi con una duttilità infinita.

Quanto a forza spirituale e gesta, non vi sono state distinzioni tra armi, doveri, età e rango militare, né differenze tra membri del Partito o della lega della gioventù.

I partecipanti alle operazioni militari sono vissuti nel mondo degli eroi, prima di diventare tali dopo la morte, e nel nobile universo spirituale dei membri del Partito prima di esserlo.

Non solamente gli eroi che hanno optato senza esitazioni per farsi esplodere in attacchi suicidi al fine di difendere il grande onore, ma anche i caduti nella prima linea delle cariche e coloro che si sono contorti nella frustrazione per non esser riusciti ad adempiere al loro dovere di soldati a cui erano stati dati degli ordini, piuttosto che nel dolore dei loro corpi straziati dai proiettili e dalle granate, non possono che essere chiamati soldati fedeli del Partito e patrioti.

Si dice che per un soldato sul campo di battaglia niente sia più onorevole delle gesta e delle vittorie, ma più sublime e preziosa è la coscienza pura dedicata al Partito e al Paese con salda fiducia nei loro riguardi.

I nostri combattenti sapevano che, cadendo in azione, i loro cadaveri sarebbero potuti rimanere alla mercé del vento spirante attraverso le foreste innevate in terra straniera. Purtuttavia hanno sacrificato le proprie vite poiché convinti che il loro onore più grande fosse contribuire all’attuazione degli ordini e al prestigio del loro grande Paese. Se si cerca di misurare un tale sentimento ideologico, tanto puro quanto bello, soltanto col metro di giudizio di taluni meriti, si sminuirebbero tantissime emozioni d’amore, lacrime e sacrifici inestimabili di soldati ammirevoli.

Costoro sono figli del nostro Partito e del nostro Paese i quali, pur combattendo dall’altra parte della Terra, sono riusciti a identificare le radici delle loro vite soltanto con questo amore e questa lealtà.

È per questo che onoriamo tale intensa fedeltà al Partito e al Paese e il nobile spirito di sacrificio che da essa discende, piuttosto che un merito o una gesta militare eccezionali qualunque, come simboli dell’efficienza in combattimento del nostro Esercito e dell’eroismo del nostro Paese.

Il memoriale di questo museo può essere definito un emblema d’immortalità per i martiri che, pur morti e non più tra noi, vivranno per sempre come fulgidi esempi per i loro compatrioti.

Glorificando le vite imperiture dei martiri e il loro animo immutabile, le stelle su di esso brilleranno nitidamente giorno e notte, insegneranno alla gente la verità dell’immortalità e le aiuteranno a capire la posizione e il significato del museo.

Esso è una fortezza colossale in cui l’anima di questi lealisti e i loro cuori ardenti di patriottismo riposano, come il mondo intero può vedere.

In quanto decorazione dedicata a questa terra dai nostri ammirevoli figli, un museo di questo genere non avrebbe potuto essere istituito neanche al costo di milioni di tonnellate d’oro.

Col passar del tempo, esso continuerà ad avvicinare gli eroi a tutte le generazioni venture della nostra Repubblica e i successori del nostro Esercito abbracceranno calorosamente i combattenti, aggiungendo una pagina dopo l’altra alla storia di patriottismo e lealtà affinché i loro sacrifici non siano vani.

Il Paese sostenuto da difensori patriottici e leali resterà potente e grande nei secoli dei secoli.

All’odierna cerimonia inaugurale verrà dedicata una pagina della Storia in quanto evento sacro che ha infuso immutabilità assoluta alla dignità e al prestigio inviolabili del nostro Stato.

Compagni,

In questo museo abbiamo registrato un nuovo capitolo nella storia dell’amicizia coreo-russa scritta nel sangue, nella storia della giustizia ultimata a costo del sangue.

Ciò simboleggia la consequenzialità della successione e la nostra volontà.

Il nostro futuro è certo.

Al fine di difendere la sovranità e gli interessi nazionali nei tempi attuali, in rapido cambiamento, dovremo continuare a trasformarci in un rivale formidabile per il nemico e unirci e diventare più forti onde divenire tali.

Come ho detto in varie occasioni, dovremo renderci una roccaforte genuina, devota e potente, sempre pronta a far fronte, in un’opera unita, a qualsiasi crisi, a prescindere dal tempo e dal luogo del suo verificarsi e da qualsiasi mutazione nelle regole della guerra.

I popoli dei due Paesi, aspiranti all’indipendenza, alla dignità, alla pace e alla prosperità, desiderano questo, e la storia di fedeltà e unità scritta nel sangue lo indica.

Come evidenzia quell’immortale gruppo scultoreo di soldati dei due Paesi, i tempi si aspettano che siamo sempre pronti, per essere in grado di dedicarci e di essere risoluti come loro.

Di fronte al Museo commemorativo delle gesta belliche nelle operazioni militari d’oltremare, nato dalla nostra storia di risolutezza, giustizia e senso d’obbligo, ci consolidiamo nella nostra determinazione verso il futuro.

Compagni,

Il nostro Esercito continuerà a combattere audacemente per la dignità e l’onore della sua Patria, la Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Di pari passo con la storia di difesa che stiamo scrivendo col sacro senso della missione e con forza d’animo, il museo risplenderà nel mondo e i martiri vivranno per sempre nei suoi fulgidi raggi.

Auspicando sinceramente che le preziose vite dei fieri figli del nostro popolo, grandi soldati, brillino per sempre, dichiaro aperto il Museo commemorativo delle gesta belliche nelle operazioni militari d’oltremare.

KCNA