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Parliamo onestamente

Usa - Ungheria, la nuova silenziosa guerra diplomatica

Silenziosa perché, la vicenda, non sta avendo la giusta risonanza che si meriterebbe, ma andiamo con ordine: si chiama Antal Rogàn, ed è niente meno che il ministro ungherese vice di Orban, che penso conosciate tutti. E' stato inserito dall'amministrazione uscente statunitense di Joe Biden in una specie di "black list", in base ad una legge locale che permette agli americani di punire i pubblici ufficiali stranieri responsabili di corruzione e di violazione dei diritti umani. E qui sta il punto: gli americani, quelli della bomba atomica sul Giappone, dei massacri del Vietnam come di Belgrado e tante altre località "visitate dalle bombe americane", si permettono al solito di giudicare in quello che sembra andare un po' oltre la politica estera. Si guardassero a casa loro, penso che dall'omicidio di Kennedy in poi, ne avrebbero di cose cui pensare. Dall'Ungheria intanto è arrivata la richiesta di chiarimenti alla volta degli Stati Uniti, che hanno motivato così la decisione: "Durante il

Silenziosa perché, la vicenda, non sta avendo la giusta risonanza che si meriterebbe, ma andiamo con ordine: si chiama Antal Rogàn, ed è niente meno che il ministro ungherese vice di Orban, che penso conosciate tutti. E' stato inserito dall'amministrazione uscente statunitense di Joe Biden in una specie di "black list", in base ad una legge locale che permette agli americani di punire i pubblici ufficiali stranieri responsabili di corruzione e di violazione dei diritti umani.

E qui sta il punto: gli americani, quelli della bomba atomica sul Giappone, dei massacri del Vietnam come di Belgrado e tante altre località "visitate dalle bombe americane", si permettono al solito di giudicare in quello che sembra andare un po' oltre la politica estera. Si guardassero a casa loro, penso che dall'omicidio di Kennedy in poi, ne avrebbero di cose cui pensare.

Dall'Ungheria intanto è arrivata la richiesta di chiarimenti alla volta degli Stati Uniti, che hanno motivato così la decisione:

"Durante il suo (di Rogàn) mandato come funzionario governativo, Rogan avrebbe orchestrato schemi progettati per controllare settori strategici dell'economia ungherese. Il ministro ha svolto un ruolo centrale nel rendere possibile un sistema in Ungheria che ha avvantaggiato lui stesso e il suo partito a spese del popolo ungherese".

Ma qui, a sti punti, mi fermerei, perché mi chiedo, tra le tante cose, tra i tanti dubbi che mi vengono, ma negli Stati Uniti negli ultimi tre, quattro anni, cosa abbiamo visto? Su giri di armi mandati all'estero, poi finiti sul mercato nero, sul figlio del presidente Biden, nulla da dire? Davvero Washington deve occuparsi di corruzione in Ungheria? Perché allora non si occupano di corruzione in Italia, Polonia, o Israele? La corruzione è un piatto tipico locale si vede, dopo il gulash, sui contrattini siglati ultimamente in Italia con le multinazionali americane e il fantastico mondo delle telecomunicazioni, però, a me i dubbi mi vengono, ma sono solo dubbi, mi sbaglierò sicuramente, qualunque governo, degno di tale nome, e perfettamente allineato con l'America, non può che non essere un buon governo, ad est come a sud, i tanti Gheddafi, i serbi, gli ungheresi ora come i vietnamiti ieri, mica vanno al Mcdonald, cattivoni, sono un elemento disturbante, del grande sogno americano, spocchiosi che remano contro, da punire, ben venga.

In conclusione, a Budapest non l'hanno presa bene, con il ministro degli Esteri, Peter Szijiarto, che ha definito l'accaduto "una vendetta personale dell'ambasciatore inviato in Ungheria dalla fallita amministrazione americana".