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McDonalds vs «Buono e basta»

In realtà, la notizia è di un mese fa, ma vale la pena di analizzare la questione col necessario distacco temporale. A seguito dell’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, una serie di aziende e corporazioni occidentali hanno deciso di uscire dal mercato russo. Tra queste, la McDonalds, lasciando da un giorno all’altro disoccupate 60.000 persone, senza contare l’indotto. Fosse per me, a quel punto personalmente avrei nazionalizzato d’autorità l’intera catena, ma la Russia, purtroppo, cerca ancora di seguire regole commerciali internazionali che l’Occidente stesso ha peraltro più volte disatteso, quando si tratta di Russia. Fatto sta, il network è stato acquistato da un imprenditore russo, e in tempi record, dopo un rebranding (ora si chiama “Vkusno i Točka”, letteralmente “Buono e basta”), ha riaperto in tutto il territorio nazionale due mesi fa.

Faccio una premessa. Non sono mai entrato in un McDonalds, né in Russia, né in Italia, per principio, per ideologia, sono un cultore della genuina cucina italiana, e non poteva essere altrimenti: mio nonno italiano ha fatto l’oste per trent’anni, e la cuoca era mia nonna. Dunque, quanto sto per narrare non è certo legato a mie presunte predilezioni e idiosincrasie per fast-food d’ogni sorta e nazionalità.

Di lì a poche settimane, la nuova catena si è scontrata con uno scandalo che, fin dall’inizio, mi è parso orchestrato dall’esterno, soprattutto visto il “fuoco concentrico” mediatico a cui è stata sottoposta, prevedibilmente in Occidente, ma anche e soprattutto dai media russi. Una sconosciuta ha pubblicato in Instagram le foto di un loro panino con la muffa. Sapete meglio di me, è così che si diventa famosi (oggi si dice “influencer”). Passano un paio di giorni, compaiono video di un cortile dove, si dice (ma non si dimostra) si trovi il retrobottega di uno di questi nuovi fast-food. Dal vicino forno arrivano canestri di panini ancora caldi e freschi, che vengono presi d’assalto da cornacchie e piccioni. Da tutto questo i media fanno a gara nell’affermare la vulgata per cui i russi non riescono mai a fare qualcosa di meglio degli occidentali.

Per le ragioni già esplicitate, lungi da me voler difendere chicchessia. Epperò, come ebbe a dire Giulio Andreotti (in realtà, un monsignore insegnante di quest’ultimo, ma non importa), “a pensar male si fa peccato, ma ci s’azzecca”. McDonalds, statunitense, aprì in URSS nel lontano 1990, durante la perestrojka, ma lo seguirono altre due catene altrettanto statunitensi: Burger King nel 2010 e KFC nel 1993. I due concorrenti di McDonalds si sono ben guardati dal seguire le sanzioni occidentali, lavorano tuttora con successo in territorio russo: pecunia non olet.

Giova ricordare che tutta la carne del McDonalds ed ora di Vkusno i Točka viene fornita, indovinate un po’?, dalla Cremonini italiana, tramite l’azienda sua controllata MARR, nella provincia di Mosca, e finora nessuno si è mai lamentato della qualità del prodotto, anzi è sempre stata lodata.

In un recente spot pubblicitario di Burger King si parla esplicitamente di un panino con “vero parmigiano”. E nessuno protesta. Mi spiego. Dopo le prime sanzioni occidentali del 2014, la Russia rispose con le sue contro-sanzioni. Tra i prodotti sanzionati, finì proprio il parmigiano. L’allora ambasciatore italiano a Mosca, Pasquale Terracciano, fece addirittura un appello, ricordando che questo prodotto, senza lattosio e con maturazione di tre anni e più, non è da considerarsi “fresco” (sono sanzionati, appunto, i formaggi freschi). Purtroppo, rimase inascoltato.

Sia ben chiaro, la mozzarella prodotta in Russia dalla Galbani non è certo della qualità della burrata campana o pugliese, ma insomma è assolutamente degna di essere gustata. Si inserisce nella politica italiana dell’epoca, a fronte delle prime sanzioni, di passare dal “Made in Italy” al “Made with Italy”. Era l’epoca in cui Mario Draghi ancora affermava che l'Italia “non vuole isolare la Russia, vuole conservarla come partner con cui mantenere il dialogo sulle questioni di reciproco interesse”. Sembra di parlare del secolo scorso, vero?

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Dunque, ripeto la domanda retorica: a quando qualche scandalo con le americane Burger King e KFC? E perché il marchio protetto italiano “Parmigiano” viene usato indiscriminatamente negli USA, in Argentina, in Germania, in Belgio?

Notare le bandierine...
Notare le bandierine...

Sullo stesso argomento, nel 2021, in questo blog, ma in russo:

Просьба отмены ограничения на ввоз пармезана

Dal mio archivio video personale, 2014: