Adiacente alla cattedrale di San Lorenzo, il museo offre un percorso denso di storia e una ricca varietà di opere: tele, affreschi, statue, reperti archeologici. Da scoprire in ambienti di grande fascino
Poche città, come Genova, riescono a stupire e a coinvolgere, ogni volta in maniera nuova, non solo i visitatori, ma anche chi vi ha trascorso anni di vita, di studi. È nel carattere e nello stile della Superba avere, accanto a strade maestose, come quella Aurea (l’attuale via Garibaldi), e a monumenti quali palazzo Ducale o l’orgogliosa cattedrale di San Lorenzo, angoli più discreti e nascosti, in cui si celano inattesi tesori. Il Museo Diocesano è uno di questi, incastonato in pieno centro, nella quieta via Tommaso Reggio, vicino al duomo a cui è intimamente legato. Tratteggia alla perfezione lo spirito dell’istituzione chi ne ha quotidianamente cura, la conservatrice Paola Martini: «Il Museo Diocesano è ospitato nel chiostro dei Canonici di San Lorenzo ed è un luogo che racchiude la storia della città perché riassume le sue vicende architettoniche, dall’epoca romana ai nostri giorni». E aggiunge: «La sua collezione è a carattere religioso ma grazie all’eterogeneità delle opere e al fascino dei suoi spazi, il Diocesano è un luogo in cui incontrarsi, conoscere, incuriosirsi e godere di una bellezza universale». L’edificio sorse verso il 1170 sulla sommità della collina di Serravalle (in epoca romana periferica rispetto all’abitato), come residenza dei canonici della cattedrale di San Lorenzo, a cui rimane collegato da un pontile che facilitava l’accesso ai sacerdoti. In origine si sviluppava intorno a un cortile caratterizzato da un doppio ordine di arcatelle poggianti su colonne binate in marmo e pietra grigia. Le strutture preesistenti, fra cui un palazzo del X secolo, vi furono inglobate, e al 1643 risalgono una sopraelevazione e la sostituzione, su due lati, delle eleganti arcate romaniche con più solidi pilastri. Nel 1923 i canonici vendono il complesso al Comune di Genova: dopo poco congrui utilizzi, il chiostro tra il 1988 e il 1992 viene sottoposto a un importante restauro. In quell’occasione, indagini archeologiche hanno portato alla luce anche una casa romana risalente al I secolo. I lavori hanno interessato pure le decorazioni e gli affreschi dell’anello superiore del chiostro e delle stanze private dei canonici. La residenza ecclesiastica, già di per sé Museo Diocesano, inaugurato nel 2000 con la missione di raccogliere opere provenienti da chiese della diocesi di Genova, che per vari motivi non possono più rimanere nei luoghi d’origine. È questo a conferirgli un fascino particolare: la ricchezza dei reperti esposti è esaltata dalla loro eterogeneità. Il Museo Diocesano si articola in tre piani: il piano dei fondi, il piano terra, il piano primo con il mezzanino; il sottotetto invece ospita i depositi e l’area didattica. Grazie a un riuscito e rispettoso allestimento museale si viaggia attraverso le epoche, gli stili e i materiali artistici che hanno intessuto la storia della Chiesa nel capoluogo ligure. Alcuni dei capolavori esposti sono preziosissimi: come le pale d’altare di Perin del Vaga, Luca Cambiaso, Domenico Fiasella, Gregorio De Ferrari, e il paliotto con il Compianto del Cristo morto di un anonimo ricamatore fiammingo del 1515. Ma a rendere speciale il luogo è l’intimo dialogo fra queste opere e le mura, gli ambienti, insomma lo scrigno, a cui sono state affidate.
Il piano dei fondi, con le sue suggestive architetture, introduce al percorso con la collezione archeologica, basata sugli scavi qui effettuati. Vari reperti ceramici si legano alle principali officine del Mediterraneo. Al centro della sala Fieschi, sempre nel piano dei fondi, è il grandioso, trecentesco monumento dedicato al cardinale Luca Fieschi. Si trovava in origine nella cattedrale di San Lorenzo il sepolcro del collaboratore prezioso di due papi, incaricato di delicate missioni (la sua statua giacente viene mostrata fra le cortine scostate da due angeli), che in morte volle fare ritorno nella città natale. Ascritto a maestri pisani, il monumento è fra le opere maggiori della scultura genovese dell’epoca. Di esso facevano parte anche le statue di San Lorenzo e Sant’Antonio Abate, ora collocate alla sua sinistra. Al piano terra, nella collezione di scultura, fra i capitelli dell’XIXII secolo si distingue il concio con angelo, simbolo di San Matteo Evangelista (1160), proveniente dall’antico portale di Santa Maria delle Vigne, forse opera di un grande artista d’oltralpe.
Il frammento di sarcofago romano con la Caccia al cinghiale calidonio è stato ritrovato durante la campagna di scavi. Sempre al piano terra l’ultima sala è dedicata a Luca Cambiaso, uno fra gli artisti genovesi più importanti del Cinquecento, e alla sua cerchia. L’Ultima Cena, proveniente da San Bartolomeo degli Armeni, appartiene ai suoi ultimi anni a Genova, prima che nel 1583 il re di Spagna Filippo II lo volesse all’Escorial. L’ampio ambulacro al primo piano è impreziosito dal settecentesco ciclo di affreschi I fasti del Capitolo dei Canonici, in cui si narra la consacrazione della cattedrale di San Lorenzo nel 1118 a opera di papa Gelasio II, in una versione riveduta alla luce della cultura del Settecento. Oltre allo stile, anche un “errore” storico serve a datarlo: l’inserimento sull’altare della Madonna Regina di Genova, consacrata tale solo nel 1637.
Entrando nelle stanze private dei canonici si ammirano vesti processionali, argenti e opere dell’arte genovese fino all’Ottocento. In uno di questi ambienti, in un fascia che corre alla sommità delle pareti si dispiega un raro ciclo pittorico raffigurante alcuni mesi dell’anno. Unici nel panorama artistico genovese, questi affreschi bizantineggianti, dal linguaggio in via di trasformazione, paiono coevi del grande cantiere della cattedrale. Infine nel mezzanino ci si immerge in un’altra mistica e straordinaria realtà: nella stanza dei Blu di Genova appaiono 14 teli in lino blu indaco. Dipinti di bianco a monocromo, risalgono a tre diversi periodi (del 1538 il primo, con le scene più imponenti, ispirate a incisioni di Dürer; il secondo databile al 1540-45; il terzo fra i secoli XVII-XVIII) e narrano la Passione di Cristo. Bisogna immaginare quale impatto e identificazione immediata con le sofferenze di Gesù questi teli “celesti” producessero all’interno dell’antica abbazia benedettina di San Nicolò del Boschetto in val Polcevera, da cui provengono e dove, nella Settimana Santa, venivano forse disposti a formare una raccolta cappella, illuminata solo dal tremolio delle candele.
#italiano #italy #italia #LITERRA_SCHOOL #итальянский #итальянский онлайн #итальянский для взрослых #итальняский язык