Mia traduzione simultanea. Provate a confrontarla con quel poco che vi hanno raccontato i media mainstream italiani.
Pëtr Kozlov, BBC Russia
In Russia nell’ultimo anno, sono stati riconosciuti come estremisti e chiusi la FBK e il quartier generale di Aleksej Naval’nyj. Lui stesso è in prigione, dopo essere stato avvelenato, aver condotto un’indagine e aver affermato di aver anche trovato le persone che lo hanno avvelenato.
Ci sono già più di 100 media nel registro degli agenti stranieri. La maggior parte di loro sono stati inclusi in questo registro nel corso dell’ultimo anno, o meglio, degli ultimi sei mesi.
Cosa è successo in Russia ultimamente, per cui il numero di coloro che le autorità considerano estremisti, organizzazioni indesiderabili e agenti stranieri è cresciuto così rapidamente e in modo così significativo?
Mi permetta anche un excursus storico. Lei parla spesso di storia, se la ricorda. E, probabilmente, ricorda che ogni volta che il potere in Russia era concentrato in delle uniche mani in assenza di una vera opposizione, quando la Russia era in fase di confronto attivo e acuto con l’Occidente, allora alla fine questo ha sempre dato origine a una reazione, ha gettato il Paese nel baratro di guerre e rivoluzioni. Non pensa che, possedendo Lei tutta la pienezza del potere, stia forse ponendo le basi per tali guerre e rivoluzioni?
Prima di tutto, se parliamo di storia, voglio ricordare ciò di cui i nostri avversari parlano da secoli: la Russia non può essere sconfitta, può essere distrutta solo dall’interno, come è stato fatto con successo durante la prima guerra mondiale, più precisamente con i suoi risultati, e negli anni ‘90, quando l’Unione Sovietica stava cadendo a pezzi. Dall’interno! Chi l’ha fatto? Coloro che hanno servito gli interessi di altre persone, estranee, non legate agli interessi dei russi e degli altri popoli dell’Impero russo, dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa oggi.
Lei ha menzionato la persona che presumibilmente è stata avvelenata. Abbiamo inviato ufficialmente più richieste dalla Procura della Federazione Russa: forniteci almeno alcuni materiali che confermino l’avvelenamento. Non c’è un solo materiale. Come può essere spiegato? Non uno su questo “Novičëk” o come si chiama.
Abbiamo proposto di inviare i nostri specialisti per lavorare insieme. Ho personalmente proposto al Presidente della Francia e al Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca: permettete ai nostri specialisti di venire da voi, preleviamo dei campioni, li verifichiamo, diamoci almeno una base per avviare un procedimento penale. No, zero. Ci chiediamo: come spiegarlo? Silenzio. Quindi non c’è bisogno di parlarne, voltiamo pagina se non c’è niente a cui rispondere.
A proposito di detenuti. I detenuti ci sono sempre stati in ogni Paese, ci sono e ci saranno. Non si debbono commettere reati e poi nascondersi dietro attività politiche.
Andiamo avanti: per quanto riguarda il registro dei media agenti stranieri e dei media che rientrano in tale categoria. Sono d’accordo con Lei che non c’è niente di buono. Ma lasci che Le ricordi ancora una volta che questa legge non è stata inventata da noi, ma inventata in uno stato che – Lei come rappresentante della Gran Bretagna, in questo caso Lei è tale, e la Gran Bretagna è l’alleato più stretto degli Stati Uniti – tutti considerano il faro della democrazia.
Ma lei, questa legge, è stata adottata negli anni ‘30. E non importa che sia stata adottata negli anni ‘30, è importante che sia in vigore tuttora. Ora, adesso. In base ad essa, solo circa lo 0,034 delle organizzazioni sono riconosciute come agenti stranieri. Sorpresa! Anche noi abbiamo lo 0,034, la stessa proporzione. Qual è la differenza? Nel fatto che lì, se non hai chiuso le tue attività, vai incontro ad una responsabilità penale fino a cinque anni di carcere. Anche se hai interrotto questa attività e chiuso l’organizzazione, questo non ti esonera dalla responsabilità penale: “cinquina”.
Noi non abbiamo niente del genere. Non vietiamo il lavoro di queste organizzazioni, vogliamo solo che le organizzazioni impegnate in attività politiche interne in Russia dichiarino chiaramente e apertamente le fonti di finanziamento per le loro attività. Questo è tutto, possono continuare a lavorare ulteriormente. La nostra legge è molto più liberale. Se Lei ritiene che questo non sia sufficiente, e proprio come il Suo collega, dice: dobbiamo introdurre la responsabilità, anche penale, per la mancata vaccinazione, allora facciamo come negli USA, introduciamo la responsabilità penale per questa attività, se l’organizzazione non ferma il suo lavoro. Ma noi non esigiamo manco la cessazione, dimmi solo onestamente, indica la fonte del tuo finanziamento.
Ci sono questioni relative a cosa sia l’attività politica. Qui sono d’accordo. Ci sono domande relative a come regolamentare questo lavoro, e così via. Abbiamo 74 organizzazioni riconosciute come agenti stranieri su 200 mila ONG registrate: 0,034. Proprio come negli Stati Uniti, solo senza regole così dure come lì, fino alla responsabilità penale inclusa.
Ora circa il potere nelle stesse mani. Abbiamo una separazione dei poteri: esiste quello esecutivo, quello legislativo e quello giudiziario. E’ chiaro che in ogni Paese in ogni fase del suo sviluppo ci sono alcune sfumature associate ai poteri di queste autorità. Ci impegneremo a garantire che lavorino separatamente, in modo che il Paese sia coeso, efficiente e lungimirante. E alla fine, la scelta di come organizzare la società e lo stato sarà determinata dal popolo russo e non da coloro al cui servizio Lei è oggi.
Irada Zejnalova, NTV
Visto che abbiamo iniziato a parlare di storia, allora tutto risulta quasi secondo Gorčakov: “La Russia si sta concentrando”. E, naturalmente, vorremmo concentrarci noi stessi sui nostri problemi interni e decidere i nostri affari interni.
Tuttavia, per diverse settimane di seguito, l’intera stampa mondiale ha fatto rumore e si è accanita: i russi stanno arrivando, la Russia vuole attaccare l’Ucraina, i russi vogliono la guerra. Le persone serie ti chiamano, tu parli con loro, spieghi, ma loro non si calmano. Di conseguenza, inviamo loro le nostre proposte, le nostre “linee rosse” e, grosso modo, le regole del gioco, che, come vedete, ancora non sono mai esistite. Per 30 anni è stata una specie di palude piuttosto viscosa con istruzioni su come non corrispondiamo a qualcosa.
Stiamo inviando queste “linee rosse”, e abbiamo la consapevolezza di aver delineato le nostre priorità di sicurezza e i nostri interessi, ma abbiamo anche la consapevolezza, basata sulla storia, che dopo ogni trattativa tutto può rimanere sulla carta, come è accaduto più di una volta… Dopo ogni trattativa, basta la minima provocazione per una grande guerra e tutto rimane di nuovo sulla carta, tutto è dimenticato.
Quindi la domanda è: a cosa dovremmo prepararci? Qual è la previsione realistica, e, visto che la parola “guerra” è suonata dall’altra parte, abbiamo calcolato la probabilità di questa guerra, anche se a causa di una sorta di provocazione?
Lei ha ricordato Gorčakov, il finale della frase: “La Russia si sta concentrando”. Ricorderà che la prima parte suonava diversa, era una domanda, gli era stato chiesto: “La Russia è arrabbiata?” – “No, la Russia non è arrabbiata, la Russia si sta concentrando”.
Proverò ad essere molto breve, ma sempre “ab ovo”, dai primordi. Dopotutto, l’esacerbazione è iniziata nel 2014. Fino ad allora, nonostante il fatto che l’Unione Sovietica abbia cessato di esistere, parte dei territori russi storici con la popolazione della Russia storica è finita fuori dalla Federazione Russa, principalmente in Ucraina, ma ci siamo rassegnati a questo, abbiamo reagito normalmente a questo, inoltre abbiamo contribuito alla formazione di nuovi Stati e abbiamo lavorato, ed eravamo pronti a lavorare, e lavoriamo con tutti i governi, indipendentemente dall’orientamento di politica estera a cui aderiscono.
Basti ricordare i nostri rapporti con il presidente Juščenko e con il primo ministro Timošenko, i quali, come l’attuale dirigenza ucraina, hanno parlato del loro assoluto orientamento filo-occidentale. Abbiamo lavorato con loro. Sì, hanno discusso sul gas, ci sono stati conflitti, ma alla fine abbiamo concordato su tutto e abbiamo lavorato, ed eravamo pronti a continuare a lavorare, e nessuna azione in relazione alla Crimea nemmeno ci passava per la mente.
Ma cosa è successo nel 2014? Un sanguinoso colpo di stato, persone uccise e bruciate. Ora non sto dicendo chi ha ragione e chi ha torto. E’ chiaro che c’era legittima indignazione e dispiacere tra i cittadini ucraini per ciò che stava accadendo nel Paese. E’ così che l’allora presidente in carica Janukovič si era d’accordo su tutto. Tre ministri degli Esteri – Polonia, Germania e Francia – hanno dato garanzie di uno sviluppo pacifico della situazione e del processo di pace. Ho parlato poi con il Presidente degli Stati Uniti su sua iniziativa. Mi ha chiesto di supportare anche noi questo processo. Tutti d’accordo. Poi, in un giorno o due, un colpo di stato. Per che cosa? Nessuna risposta. Davvero, perché? Il presidente Janukovič era d’accordo su tutto, era pronto a lasciare il potere anche domani. Alle elezioni, la vittoria dell’opposizione era inevitabile, lo avevano capito benissimo tutti. Perché l’hanno fatto?
Dopo di ciò, sorse la questione della Crimea. E come potevamo rifiutare a Sebastopoli e alla Crimea, alle persone che vivono lì, di prenderli sotto la nostra protezione e sotto la nostra ala protettiva? Impossibile. Ci hanno semplicemente messo in una situazione in cui non avremmo potuto fare diversamente. O forse avremmo dovuto osservare completamente inermi ciò che stava accadendo nel sud-est, nel Donbass, che inizialmente, anche con l’organizzazione dell’Unione Sovietica nel 1922-1924, non si considerava altrimenti che come parte della Russia? Ma Lenin e i suoi compagni lo spinsero lì con la forza. All’inizio volevano collocarlo in Russia, poi hanno detto: dobbiamo ripensarci.
E ci hanno ripensato. Abbiamo creato un Paese che non era mai esistito prima. Non ne parleremo ora, ma è quello che è successo. Ci hanno messo territori storici con persone, a cui nessuno ha chiesto come e dove volessero vivere. Ok, è successo, siamo d’accordo. Ma dovevamo fare qualcosa nel 2014. E così è nata una crisi, che si sta sviluppando oggi.
Ebbene, due volte le autorità ucraine hanno tentato di usare la forza per risolvere il problema in Donbass. Anche se abbiamo cercato di persuaderli a non farlo. Ho cercato personalmente di persuadere Porošenko: tutto, ma non un’operazione militare! “Sì, sì”, e l’ha iniziata. Risultato? Accerchiamento, perdite. Accordi di Minsk. Vanno bene o no? Credo che siano gli unici possibili. Allora, qual è il problema? Non vogliono farlo. Hanno adottato una legge sui popoli autoctoni, hanno dichiarato i russi che vivono in questo territorio, sul proprio territorio, un popolo non autoctono. Come, tra l’altro, i polacchi, gli ungheresi, i rumeni. Da qui le contraddizioni nelle relazioni interstatali dell’Ucraina con questi Paesi. Esistono. Semplicemente non si calca la mano, ma ci sono.
Poi sulla lingua. Stanno semplicemente spingendo i russi e la popolazione di lingua russa fuori dal loro territorio storico: ecco cosa sta succedendo. OK. Tutti dicono: la Russia deve rispettare gli accordi di Minsk. Siamo d’accordo. Hanno presentato al parlamento del paese, il governo, una legge su un periodo di transizione. Dove sono gli accordi di Minsk, in essa? Lì, invece dell’amnistia, c’è il divieto di amnistia, quasi una persecuzione penale per questa amnistia. Lì, invece delle elezioni, viene introdotta l’amministrazione militare, e invece dell’amnistia la lustrazione della popolazione. Cos’è? E l’hanno fatta passare in seno alla Commissione di Venezia. Ebbene, come dobbiamo reagire a questo?
Va bene, questa è una componente di politica interna. Ora ci viene detto: guerra, guerra, guerra. Si ha l’impressione che forse stiano preparando una terza operazione militare? E siamo avvertiti in anticipo: “Non interferite, non proteggete queste persone. Se interferite, li difendete, seguiranno ulteriori nuove sanzioni”. E forse si stanno preparando proprio a questo. E’ la prima opzione, alla quale bisogna reagire e, pensandoci bene, fare qualcosa.
La seconda opzione è, in generale, la creazione (l’ho già detto in un mio recente articolo) su questo territorio una sorta di “anti-Russia” con un costante pompaggio di armi moderne, con il lavaggio del cervello della popolazione. Riuscite a immaginare come, in una prospettiva storica, la Russia dovrebbe vivere, continuare a vivere? Per tutto il tempo, tenendo d’occhio ciò che sta accadendo lì, quali nuovi sistemi d’arma siano stati installati? E poi, sotto la copertura di questi nuovi sistemi d’arma, spingere i radicali a una soluzione del problema manu militari in Donbass e, tra l’altro, in Crimea. Perché la “Piattaforma crimeana” è stata supportata? Visto che nei corridoi mormorano: “Va beh, dimentichiamoci la Crimea”. No! Spingono pure lì.
Ma dobbiamo pensare alle prospettive per garantire la nostra sicurezza, nemmeno per oggi o per la prossima settimana, ma per un prossimo futuro. Come dovrebbe convivere la Russia con questo? Per tutto il tempo, tenendo d’occhio cosa accadrà lì e quando inizia il massacro?
Questa è una domanda seria. Ho appena parlato dei nostri piani per lo sviluppo infrastrutturale, la politica sociale e la sanità. Cosa significa tutto questo se ciò porta ai conflitti che Lei ha menzionato? Ma questa non è una nostra scelta, noi non la vogliamo.
Per questo ho risposto alla proposta del presidente Biden, il quale, in una conversazione telefonica, si è offerto di nominare rappresentanti responsabili per negoziare questioni di stabilità strategica. E’ chiaro che uno degli elementi più importanti oggi è la stabilità e la sicurezza, garantendo sicurezza in questo settore, in questa direzione. E dobbiamo capire come sarà garantita la nostra sicurezza. Pertanto, senza trucchi, abbiamo semplicemente sollevato direttamente la questione che non ci dovrebbero essere ulteriori movimenti della NATO verso est. La palla è dalla loro parte. Devono risponderci qualcosa.
A questo proposito, vorrei sottolineare che, nel complesso, vediamo finora una reazione positiva. I nostri partner americani ci dicono che sono pronti ad intavolare questa discussione, questi colloqui, proprio all’inizio dell’anno a Ginevra. Sono stati nominati rappresentanti da entrambe le parti. Mi auguro che l’evoluzione della situazione segua questa strada.
Ao Li, Xinhua News Agency
Di recente, in videoconferenza, Lei ha avuto colloqui con il presidente cinese Xi Jinping. Ha notato che le nostre relazioni bilaterali sono un vero modello di cooperazione interstatale nel 21° secolo.
Oggi, nell’attuale situazione internazionale particolarmente difficile, come si possono interpretare le Sue valutazioni?
Va interpretato per quel che è, non c’è alcun significato recondito. In effetti, le relazioni tra la Repubblica popolare cinese e la Federazione russa si sono sviluppate come le ho descritte. Se ha notato, il presidente Xi Jinping e io ci rivolgiamo sempre l’un l’altro come amici e diciamo “amico”. In effetti, abbiamo sviluppato un rapporto personale di grande fiducia e aiutiamo a costruire relazioni commerciali.
Guardi alla sfera economica: in primo luogo, in generale, l’Asia si sta sviluppando rapidamente, in modo efficiente, e la Cina è il leader indiscusso sia dell’economia mondiale che dell’economia asiatica. Naturalmente, stiamo sviluppando relazioni con la Cina in questo senso. Abbiamo già un fatturato di oltre 100 miliardi di $. Abbiamo superato il livello pre-pandemia. Nella dimensione Paese, la Cina è il numero uno tra i nostri partner commerciali ed economici, e operiamo in ambiti molto diversi.
Nel settore energetico: sia la Cina che la Russia si sono impegnate a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060, ma fino a quel momento forniamo alla Cina tutti i tipi di risorse energetiche. Bene, siamo pronti ulteriormente, perché la nostra vita, dei nostri Stati, non finisce nel 2060, e la neutralità carbonica può essere raggiunta in diversi modi, compreso l’uso di idrocarburi, ma solo se saranno assorbiti in modo appropriato.
Il lavoro continua nell’energia nucleare, nelle alte tecnologie, nello spazio, in quasi tutti i settori, compresi quelli ad alta tecnologia.
Lavoriamo anche negli ambiti umanitari, gli Anni della Gioventù sono organizzati reciprocamente, l’Anno della Scienza e dell’Educazione, l’Anno della Cultura e così via, cosa che unisce naturalmente le persone, le unisce a un livello anche quotidiano, anche nella sfera umanitaria.
Collaboriamo nel campo della sicurezza. L’esercito cinese è pesantemente equipaggiato con i più avanzati sistemi d’arma. Stiamo persino sviluppando insieme oggi tipi separati di armi ad alta tecnologia. Lavoriamo nello spazio, operiamo nel settore dell’aviazione, sia negli aerei che negli elicotteri. E, infine, stiamo sviluppando anche la cooperazione tra le forze armate: mi riferisco alle esercitazioni congiunte, alla partecipazione a simulazioni militari internazionali, al pattugliamento congiunto in mare e in aria. Si tratta di un partenariato assolutamente totalizzante di natura strategica, che non ha precedenti nella storia, almeno tra Russia e Cina.
E questo lavoro, questo faticoso lavoro quotidiano, è vantaggioso sia per il popolo cinese che per quello russo, ed è, ovviamente, un serio fattore stabilizzante nell’arena internazionale.
Diana Magnay, Sky News
Se permette, parlerò in inglese.
Lei ha parlato molto di garanzie di sicurezza, e ora vediamo nuove proposte. Dice anche che non ha intenzione di attaccare l’Ucraina.
Può garantire incondizionatamente che non attaccherà davvero l’Ucraina o qualsiasi altro Stato sovrano, o dipenderà dall’andamento dei negoziati?
E un’altra domanda. Cosa pensa che l’Occidente non possa capire della Russia o delle sue intenzioni?
Per quanto riguarda le garanzie e se qualcosa dipenderà dall’andamento delle trattative. Le nostre azioni non dipenderanno dal corso dei negoziati, ma dalla assicurazione incondizionata della sicurezza della Russia oggi e nella prospettiva storica.
A questo proposito, abbiamo chiarito e reso chiaro che un ulteriore movimento della NATO verso est è inaccettabile. Cosa c’è di incomprensibile in questo? Stiamo piazzando missili vicino ai confini degli Stati Uniti? No. Sono stati gli USA che sono venuti a casa nostra con i loro missili, sono già sulla soglia di casa nostra. E’ forse una richiesta eccessiva, quella di non mettere più sistemi d’attacco a ridosso di casa nostra? Cosa c’è di insolito in tutto ciò?
Come reagirebbero gli americani se portassimo i nostri missili al confine tra Canada e Stati Uniti o al confine tra Messico e USA? Messico e Stati Uniti non hanno mai avuto problemi territoriali? A chi apparteneva la California prima? E il Texas? L’avete dimenticato? Ok, tutto si è calmato, nessuno se ne ricorda come ricordano la Crimea oggi. Splendido. Anche noi cerchiamo di non ricordare come si è formata l’Ucraina. Chi l’ha creata? Vladimir Il’ič Lenin, quando creò l’Unione Sovietica: il Trattato sull’Unione del 1922, e la Costituzione del 1924. E’ vero, dopo la sua morte, ma è stata creata secondo i suoi principi.
Ma il problema ora è la sicurezza – dimentichiamo pure la storia - il problema di garantire la sicurezza. Ecco perché non è il corso dei negoziati che è importante per noi, bensì i risultati.
Sappiamo, l’ho già detto molte volte, e probabilmente lo sa bene anche Lei: non un palmo di terra ad est, così ci avevano detto negli anni ‘90. E allora? Ci hanno imbrogliati. Ci hanno ingannati sfrontatamente: cinque ondate di allargamento della NATO, e ora, ecco qua, in Romania, ora in Polonia ci sono i sistemi d’attacco. Questo è il succo del discorso, cercate di capire, in ultima analisi.
Non stiamo minacciando qualcuno. Siamo venuti ai confini degli Stati Uniti? O ai confini del Regno Unito, o da qualche altra parte? Sono venuti da noi e ora ci dicono: no, ora anche l’Ucraina entrerà nella NATO. Ciò significa che ci saranno armamenti anche lì. Oppure, non sarà accolta nella NATO: ci saranno basi e sistemi d’arma d’attacco su base bilaterale. E’ di questo che stiamo parlando.
E Lei pretende una qualche garanzia da me. Siete voi che dovete darci garanzie: voi! E subito, adesso. Non parlarne per decenni, sotto forma di parlantina suadente, sull’esigenza di garantire la sicurezza a tutti per fare ciò che in realtà pianificano. E’ di questo che stiamo parlando. Ebbene, minacciamo qualcuno?
Ora la seconda parte della domanda è: cosa non capisce l’Occidente della Russia?
Veda, cosa capisce, cosa non capisce: a volte mi sembra che viviamo in un mondo parallelo. Le ho appena detto delle ovvietà: come si fa a non capirle? Hanno detto: non ci espanderemo. E si stanno espandendo. Hanno detto: ci saranno garanzie uguali per tutti in base a una serie di accordi internazionali. E questa uguale sicurezza non avviene.
Ecco, guardi, nel lontano 1918, uno degli aiutanti di Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti, disse: “Il mondo intero sarà più tranquillo se al posto della grande Russia di oggi apparirà uno Stato in Siberia e altri quattro Stati nella parte europea”.
Nel 1991 ci siamo divisi in 12, credo, parti, giusto? Ma l’impressione è che questo non sia abbastanza per i nostri partner: la Russia è troppo grande, secondo loro, oggi, perché gli stessi Paesi europei si sono trasformati in piccoli Stati, non grandi imperi, ma in piccoli Stati, 60-80 milioni di persone. Ma anche dopo il crollo dell’Unione Sovietica, dove sono rimasti solo 146 milioni, questo è troppo. Mi sembra che solo questo possa spiegare una pressione così costante.
Ecco gli anni ‘90: l’Unione Sovietica ha fatto di tutto per costruire relazioni normali con l’Occidente e gli Stati Uniti. L’ho detto e lo ripeterò ancora, fatelo vedere ai vostri ascoltatori e spettatori a casa vostra – non ricordo più quale media Lei rappresenti, ma non importa – presso le nostre strutture di ciclo nucleare e di ciclo militare, rappresentanti dei servizi americani erano presenti quotidianamente presso le strutture del complesso nucleare russo. Numerosi consiglieri hanno lavorato nel governo russo, inclusi membri del personale della CIA.
Cosa volevate ancora di più? Perché era necessario sostenere i terroristi nel Caucaso settentrionale e utilizzare organizzazioni palesemente terroristiche per cercare di smantellare la Federazione Russa? Ma lo hanno fatto, e, in quanto ex direttore dell’FSB, lo so per certo: abbiamo lavorato col controspionaggio, ci hanno riferito quali compiti i servizi speciali occidentali avevano loro assegnato. Ma perché doveva essere fatto? Al contrario, era necessario trattare la Russia come un possibile alleato, rafforzarla. No, è successo il contrario: un tentativo di ulteriore crollo.
E poi hanno cominciato ad espandere la NATO verso est. Naturalmente abbiamo detto: non farlo, ci hai promesso di non farlo. E ci viene detto: “Dove sta scritto su un pezzo di carta? Non c’è? Bene, questo è tutto, andate a quel paese, chi se ne importa delle vostre preoccupazioni”. E così di anno in anno. Ogni volta ringhiavamo, cercavamo di contrastare qualcosa, esprimevamo le nostre preoccupazioni. No, andate al diavolo con le vostre preoccupazioni, faremo ciò che riterremo necessario.
Una, due, tre, quattro, cinque, cinque ondate di espansione. Quindi, in cosa non ci capiscono? Non lo so. Provi a chiedere ai Suoi cosa ci sia di incomprensibile. A me sembra che sia tutto chiaro: vogliamo garantire la nostra sicurezza.
Pavel Krasnov, Primo canale TV
La questione del gas agita gli animi, in primis naturalmente in Europa. Stiamo assistendo a un’acuta crisi del gas. Ma quando è scoppiata, quando i prezzi sono saliti nella stratosfera, abbiamo cominciato a sentire accuse sempre più infinite contro Gazprom e la Russia in generale. Solo pochi giorni fa si sono moltiplicate le accuse per la restrizione degli approvvigionamenti tramite il gasdotto Jamal-Europa. In generale, le accuse sono contraddittorie: o monopolizziamo il mercato europeo o, al contrario, forniamo troppo poco.
Ieri si sono distinti i vicini ucraini: ancora una volta Naftogaz ha chiesto alla Commissione europea di obbligare Gazprom a offrire più gas in vendita. Sembra divertente, certo, ma di certo gli europei non ridono. La situazione, ovviamente, è molto difficile in Europa: il prezzo record assoluto supera i duemila dollari. Non è mai successo, ed era impossibile immaginarlo. Ma è davvero Gazprom da biasimare per questo?
Domanda: c’è anche una minuscola particella di verità in tutte queste accuse che vengono mosse contro Gazprom adesso?
Ovviamente no. Qui non c’è alcuna verità. E’ solo un tentativo di capovolgere di nuovo tutto da capo a piedi.
La Sua collega ha chiesto cosa l’Occidente non abbia capito della. Semplicemente, mentono, come sempre, quindi confondono le idee. Gazprom fornisce l’intero volume richiesto dalle nostre controparti nell’ambito dei contratti in essere. E non solo l’intero volume, ma ha aumentato l’offerta, se non erro, di quasi il 12 percento, o addirittura il 20, verso l’Occidente. Aumenta anche le forniture all’intera Europa.
Secondo me, questo è generalmente l’unico Paese e l’unica azienda globale che si comporti così. Ho già detto in vari eventi, anche di carattere internazionale, che, ad esempio, i fornitori americani hanno prelevato volumi significativi dall’Europa, dal mercato europeo, 14 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto, credo, e li hanno trascinati nei mercati premium. Soprattutto in America Latina, in Brasile, e poi in Asia: Cina, Corea del Sud, Giappone. Perché lì pagano di più. Gli europei pensavano di avere mercati privilegiati, invece no! Lo si è scoperto anche in altri posti. I prezzi sono aumentati. I fattori sono tanti: condizioni stagionali sfavorevoli, una primavera lunga e fredda l’anno scorso, stoccaggio preliminare insufficiente nei depositi del sottosuolo, le turbine eoliche che non funzionavano. Tutto questo ha creato un deficit.
Allo stesso tempo, le autorità ufficiali "terrorizzano" le loro Società produttrici di petrolio e gas e, a loro volta, non investono i soldi necessari nell’espansione della produzione. E’ qui che è sorto il deficit. Non l’hanno pompato nel sottosuolo e ora lo stanno attivamente portando fuori. Ovviamente questo è un problema. Alcuni operatori occidentali immagazzinano il loro gas anche in depositi sotterranei in Ucraina. Hanno iniziato a prelevarlo attivamente e ad usarlo nei loro Paesi. E’ chiaro: perché il gas prelevato dal sottosuolo costa un decimo rispetto all’acquisto sul mercato.
Abbiamo detto, voglio ripeterlo: non dobbiamo distruggere i contratti a lungo termine. No, ci ha detto la Commissione Europea, bisogna passare ai rapporti di mercato, il mercato si regolerà. Quindi l’ha regolato: più di duemila dollari per mille metri cubi. Prego, accomodatevi! Prendetevelo! No!
Lei giustamente ha ricordato: ancora ieri gridavano di stare in guardia, questa è l’espansione della Russia, Gazprom, sta conquistando il mercato! Non conquistiamo nulla. Sì, forniamo molto, ma non siamo gli unici fornitori del mercato europeo. Ma probabilmente siamo gli unici ad aumentare l’offerta.
Ci viene detto: no, scarica lì, scarica negli spot, in situ. Dobbiamo prima soddisfare le richieste delle nostre controparti di contratti a lungo termine.
Guardi cosa succede. Ad esempio, abbiamo il più grande consumatore in Europa, cioè la Germania: potrei sbagliarmi, ma parliamo di 50-51 miliardi di metri cubi all’anno. In Germania abbiamo fornito 5,6 miliardi di metri cubi con un 10 percento in più, oltre il 10 percento. Sentite, niente male. L’Italia è stata rifornita con un surplus di 4,4 miliardi di metri cubi.
Ha appena nominato lo Jamal-Europa. Leggo di queste accuse contro la Russia e Gazprom che per il secondo o il terzo giorno consecutivo Gazprom non avrebbe riservato il traffico per le forniture di gas all’Europa attraverso questa rotta, lo Jamal-Europa. Non saprei dirlo altrimenti, che schifezza… Bene così. Ora è troppo. Dopotutto, non ha riservato questo traffico, perché quelle delle sue controparti e Società, e queste sono principalmente tedesche e francesi, che acquistano gas lungo questa rotta, non hanno presentato offerte per l’acquisto. Cosa transitare se non hanno richieste di acquisto? Cosa hanno iniziato a fare? In modalità inversa, abbiamo attivato su questa rotta dalla RFT la Polonia, e così per diversi giorni pompano gas dalla RFT alla Polonia.
Penso che tutti dovrebbero essere interessati a questo. Come mai? Perché forniamo gas alla Germania con contratti a lungo termine e il prezzo è tre, quattro, sei, sette volte più conveniente che negli spot. Anche rivendendo un miliardo di metri cubi di gas si guadagnano quasi un miliardo di dollari, 900 milioni e qualcosa. Un affare. Questa è il primo punto.
Avendo incassato una certa cifra, avendo ricevuto da noi 5,6 miliardi in più di quanto previsto dai contratti a lungo termine, ora lo vendono. Ma non è tutto. In fondo, pompano gas in modalità inversa, come puoi applicarlo in modalità diretta? Il gas non può muoversi contemporaneamente lungo lo stesso tubo in entrambe le direzioni. Essi: a)non lo hanno ordinato; b)hanno attivato la modalità inversa.
Ma questa è solo una parte delle informazioni.
C’è una connessione, c’è un tubo che collega il sistema di gasdotti polacco con quello ucraino. Il volume è di circa tre milioni di metri cubi al giorno. Questo è esattamente quanto viene servito dalla Repubblica federale di Germania alla Polonia. Ho tutte le ragioni per credere che questo gas alla fine andrà in Ucraina. E i consumatori in Europa e nella Repubblica federale di Germania dovrebbero sapere cosa sta realmente accadendo e, forse, rivolgersi a determinate autorità con una richiesta per chiarire questa posizione.
E invece di sfamare la Polonia e poi l’Ucraina, cercando di “tenere le brache” lì a qualcuno, sarebbe meglio effettuare ulteriori forniture all’Europa, alla stessa Repubblica Federale, e influenzare il prezzo negli spot, perché maggiore è il volume del prodotto sul mercato, minore è il prezzo. No, hanno cominciato a pomparlo nella direzione opposta. Questo è il problema. Cosa c’entra Gazprom con questo?
Quindi lasciamo che si occupino deli loro problemi e reagiscano in tempo, e non pensino quanto siano intelligenti e che Dio si sia fermato dopo averli creati. I problemi che hanno creato loro stessi dovrebbero essere risolti da loro e noi siamo pronti ad aiutarli. E’ quel che stiamo facendo. Mi sembra di averlo ora enunciato in modo convincente.
Guzel’ Kamaeva, teleradio “Mir”
Il Suo incontro con il Presidente della Bielorussia è previsto per la fine dell’anno e questo sarà il sesto negoziato quest’anno.
Quando i cittadini di Russia e Bielorussia sentiranno i veri risultati della road map dell’unione [Stato dell’Unione]? Ad esempio, è possibile annullare il roaming, avere un flusso di documentazione unico come opzione?
Abbiamo una vasta gamma di sforzi di collaborazione per avvicinare le economie e renderle più competitive. E non c’è solo il roaming, anche se questo, ovviamente, dovrebbe essere all’ordine del giorno, sono certamente d’accordo con Lei: questo è ciò che le persone dovrebbero avere.
Ma abbiamo già fatto molto, soprattutto in materia sociale. Intendo la libera circolazione, la posizione sul mercato del lavoro e persino la sicurezza sociale in diversi settori.
Ora stiamo parlando di come sincronizzare tasse, dogane e legislazione. Questo è estremamente importante per garantire una comprensione uniforme di come agiremo insieme per ottenere il massimo risultato. Queste sono, infatti, le cose principali: la politica fiscale, la legislazione e le dogane.
È stato un lungo e difficile processo di coordinamento delle posizioni. Devo dire che Lukašenko e tutta la sua squadra non sono negoziatori facili, ma nel complesso abbiamo raggiunto una comprensione del ritmo e dei passi che dovremmo intraprendere in tal senso. Si tratta dell’ammissione al mercato degli acquisti di beni e servizi, organizzato dallo Stato, da parte degli operatori economici bielorussi. Questo riguarda i trasporti, riguarda molte altre questioni.
Pertanto, sono certo che i nostri cittadini lo sentiranno, lo sentiranno su se stessi, sulla loro vita attuale. Sa, questa non è una manna dal cielo, non tutto cadrà dal cielo subito. Ma ci sono cose ovvie che garantiscono la nostra competitività.
Stiamo costruendo lo Stato dell’Unione. Il livello della nostra integrazione è ancora molto inferiore al livello di integrazione nell’Unione europea, è semplicemente incomparabile. Ora, non sto parlando di una moneta unica, per ora lasciamo perdere, questa è una questione, forse, del futuro, se i nostri rispettivi servizi economici raggiungeranno un qualche tipo di accordo in questa materia.
Ma prima dobbiamo sincronizzare la nostra legislazione in ambito economico: legislazione antimonopolistica, fiscale, doganale. Siamo d’accordo su tutto questo, abbiamo concordato e ora inizieremo a lavorare. Sono sicuro che ci saranno risultati.
Maksim Kurnikov, radio “Eco di Mosca”
Voglio continuare l’argomento iniziato dalla mia collega di Sky News, soprattutto perché ha chiesto una sorta di garanzie e Lei ha detto che non avremmo dato garanzie. Ma con Biden hai già parlato più volte, almeno due volte, per quanto ne sappiamo, e vorrei capire come vede questa situazione? Avete le stesse opinioni su quale dovrebbe essere il futuro del Donbass, qual è il futuro degli accordi di Minsk? Perché quando più tardi abbiamo sentito le dichiarazioni della Casa Bianca e le dichiarazioni di Peskov, sembra che molte cose coincidano, anzi, coincidono, e la parola “guerra” suona sempre più spesso.
Stiamo parlando di una sorta di possibile guerra. Probabilmente, in questo momento gli ucraini stanno guardando e sputando sullo schermo, perché la guerra è già arrivata nel loro territorio nel 2014 e considerano tutti noi colpevoli. Inoltre, probabilmente non condividono affatto chi dà quegli ordini, ma credono davvero che la Russia sia già in guerra con l’Ucraina.
Non ha dato garanzie. Come lo immagina?
Ho ricevuto telefonate da ascoltatori l’altro ieri e abbiamo parlato di come le loro famiglie discutessero di una possibile guerra con l’Ucraina. E, in generale, questa stessa frase provoca un tale orrore. Come fa ad avere questi pensieri dentro di se, cosa ne pensa, è possibile? Come si può dare l’ordine a un soldato russo di sparare a un ucraino e viceversa?
E un’altra breve osservazione. Il fatto è che non tutti hanno potuto partecipare a questa conferenza stampa e un collega di Novaja Gazeta, Dmitrij Muratov, premio Nobel, mi ha passato la domanda. Lo leggerò per non travisare una sola parola: “Conosce personalmente i nomi di coloro che hanno ordinato gli omicidi della Politkovskaja e di Nemcov?”.
Cominciamo dall’ultima parte. Ho fatto di tutto per risolvere questi crimini e le istruzioni, le disposizioni, gli ordini corrispondenti sono stati dati a tutte le forze dell’ordine e ai servizi speciali. Come sa, gli esecutori sono in prigione per i crimini che hanno commesso. C’è un’opinione che non siano i mandanti, si ritiene che i mandanti siano da qualche parte in ombra, che si siano o siano stati nascosti, ma gli organi investigativi non ne sono ancora a conoscenza. Ma hanno fatto di tutto per smascherare gli autori di questi crimini, e alcuni di loro sono morti durante l’arresto. Penso che Lei lo sappia.
E in generale, penso che questo regolamento di conti non solo sia inaccettabile, ma vada solo a scapito del nostro Paese. Pertanto, sono assolutamente convinto che anche se si trattasse di motivi di natura politica, essi possono sorgere nelle menti solo di chi non capisce cosa stia facendo. Ma deve capire che lo Stato si batterà contro manifestazioni criminali di questo tipo. Tutto ciò che dipende da noi, lo faremo in futuro. Se ci sono davvero dei mandanti che non conosciamo, li cercheremo. Questa è la prima cosa.
In secondo luogo, per quanto riguarda la prima parte della Sua domanda: il futuro del Donbass. Il futuro del Donbass deve essere determinato dalle persone che vivono nel Donbass, tutto qui, e non può essere diversamente. Vediamo il nostro ruolo nell’essere mediatori nel creare le migliori condizioni per determinare il futuro delle persone che vivono in questo territorio. Ci sono problemi? Sì, perché in accordo con gli accordi di Minsk, la Russia è un mediatore e vogliono invece renderci parte del conflitto. Non c’è nulla di simile negli accordi di Minsk e non siamo d’accordo su questo.
Ora, sul fatto che qualcuno stia sputando sullo schermo, contemplando il nostro evento di oggi o qualcun altro. Ci sono sempre persone che possono sputare sullo schermo, e non solo su ciò che sta accadendo oggi, ma anche su ciò che sta accadendo oggi in Ucraina: completa povertà, tutti si stanno preparando per un rigido inverno. Quando alcuni deputati della Rada vengono nelle regioni, i pensionati si incontrano e dicono: perché ci state distruggendo? E, naturalmente, sputano sullo schermo, guardando le dichiarazioni di bravura dei rappresentanti dell’attuale regime di Kiev. Quindi a chi e per quale motivo sputare, ci sono sempre persone del genere da una parte e dall’altra.
Quando viene chiesto “è possibile dare ordini di sparare”, lo chieda all’attuale leadership politica dell’Ucraina, come danno ordini di sparare al Donbass quotidianamente.
Sapete, dopotutto, tempo fa abbiamo raggiunto un accordo che l’ordine di rispondere al fuoco in caso di attacco da una parte può essere dato solo da alti dirigenti, fino ai ministeri competenti. Di conseguenza, in un caso Doneck e Lugansk, nell’altro Kiev.
Perché è stata presa questa decisione? Per fermare del tutto il bombardamento. Le autorità di Kiev in seguito hanno preso e annullato questa decisione, trasferendo il potere decisionale al livello dei comandanti sul campo, e tutto è ricominciato. Chieda loro perché l’hanno fatto e come siano riusciti a farlo, dando l’ordine di sparare ai loro cittadini, se considerano le persone che vivono in Donbass loro cittadini? I loro, non altrui!
Ora su come costruire il futuro. Gli Accordi di Minsk dicono che è necessario modificare la Costituzione dell’Ucraina e garantire, di fatto, l’autonomia, tenere elezioni, dichiarare un’amnistia. Cosa vediamo – l’ho già detto in proposito – nel disegno di legge sul periodo transitorio? Invece delle elezioni, c’è un’amministrazione militare. Invece dell’amnistia, la lustrazione. Invece di elezioni e decisioni su questioni politiche, il ritorno delle truppe nei loro luoghi di schieramento permanente. La domanda non è peregrina. Che cos’è “il ritorno delle truppe nei luoghi di spiegamento permanente”? Cioè, inviare truppe in questo territorio senza alcun processo politico, senza elezioni.
Ascolti, negli accordi di Minsk, l’ho già detto, c’è l’obbligo di emendare la Costituzione. Dove sono queste modifiche alla Costituzione? Inoltre, dicono che devono essere coordinati con i rappresentanti delle due Repubbliche Popolari. Concordati! Ricordo molto bene, perché ho partecipato allo sviluppo di queste decisioni. Quindi non solo non sono d’accordo, non solo non fanno alcuna proposta per modificare la Costituzione, ma rifiutano di parlare con i rappresentanti del Donbass, sebbene quando hanno firmato questi accordi a Minsk, loro stessi hanno insistito sul fatto che i rappresentanti del Donbass mettessero le loro firme su questo documento. E queste firme ci sono. Devo onestamente dire che erano recalcitranti. Abbiamo dovuto lavorare con loro per convincerli a mettere queste firme. Le hanno apposte, ora si rifiutano addirittura di parlare con loro, li dichiarano terroristi e dicono: non parleremo con loro. Mi spieghi, perché? Perché invece di rispondere alla richiesta di pace della gente, usando questi sentimenti nella società ucraina, il presidente Zelenskij è salito al potere e invece di soddisfarli, è caduto, come i leader precedenti, sotto l’influenza di elementi radicali, come si dice in Ucraina, dei nazistuncoli?
Qual è il problema per noi? Penso di aver detto del Donbass. Qual è il problema per noi? Vogliamo costruire relazioni di buon vicinato con l’Ucraina e, come suol dirsi, ad ogni costo, facciamo praticamente tutto. Ma come puoi costruire relazioni con la leadership di oggi, dato quello che stanno facendo? Quasi impossibile.
Siamo comunque pronti a lavorare con quelle forze che vorrebbero costruire relazioni di buon vicinato con la Russia. Cosa succede a queste forze? Omicidi extragiudiziali, sanzioni contro i loro cittadini, che è contrario alla legge e alla Costituzione dell’Ucraina, o semplicemente omicidi per strada. Nessuno cerca gli assassini.
Ora, Lei ha appena chiesto degli omicidi, che, purtroppo, sono avvenuti nel nostro Paese. Lei dice: dove sono i mandanti? Gli esecutori sono in prigione. Che siano loro stessi i mandanti o meno, ma in ogni caso sono in carcere. Lì, invece? Qualcuno viene ucciso per strada, gli assassini non sono manco ricercati. A Odessa le persone sono state bruciate vive nella Casa dei sindacati, qualcuno ha forse alzato un dito per trovare i criminali? Nulla del genere!
Cioè, non abbiamo possibilità di lavorare con quelle persone che vogliono costruire relazioni. Vengono distrutti, queste persone che vogliono lavorare con noi, ecco il problema.
Ora riguardo ai nostri accordi con il presidente Biden. Sì, come ho detto, è stato lui a proporre di nominare rappresentanti ufficiali per discutere questioni di stabilità strategica, comprese le nostre preoccupazioni per la crescente minaccia proveniente dall’Ucraina. Ha suggerito, abbiamo risposto, secondo me, in modo molto costruttivo e rapido. A proposito, gli ho detto durante la conversazione: ti prometto, invieremo le nostre proposte nel prossimo futuro. E lo abbiamo fatto, le abbiamo inviate sia agli Stati Uniti che alla NATO. Siamo pronti a discuterne anche in ambito OSCE. Spero che questa prima reazione positiva e l’annuncio di un possibile inizio dei lavori in un prossimo futuro, ai primi di gennaio, ci permettano di andare avanti.
Murad Gazdiev, Russia Today
Una questione di cui ha parlato di recente riguarda i problemi sistemici della società occidentale. E’ una cultura della cancellazione, un rifiuto di concetti familiari come mamma, papà, famiglia o persino genere. Potrebbe aver sentito che ce l’ha anche Joan Rowling, contro la quale anche gli attori di “Harry Potter” hanno imbracciato le armi a causa della sua posizione radicale secondo cui una donna è una donna e un uomo è un uomo.
Qual è il Suo atteggiamento nei confronti della nuova etica? Questa “trasposizione di valori” arriverà in Russia e la lotta dello Stato per i valori tradizionali, ancora una volta, come è stata in URSS, si trasformerà in una lotta contro le sottoculture e le organizzazioni giovanili?
Primo, il fatto che questo “carrozzone” andrà avanti è inevitabile. Nel mondo di oggi con Internet, con le comunicazioni moderne, è semplicemente inevitabile. Idem dicasi per la pandemia di coronavirus. Nuovi ceppi appaiono e appaiono, e non possiamo evitarlo. Dobbiamo solo cercare un antidoto efficace.
Ma se qualcuno pensa che una donna e un uomo siano la stessa cosa, per carità. Esiste però anche il buon senso.
Ho paura di sbagliarmi, ma, secondo me, è improbabile che mi sbaglio, negli Stati Uniti, hanno detto recentemente, l’unico detenuto incarcerato per stupro, si è dichiarato donna e ha chiesto di essere trasferito in un carcere femminile. Fatto. Ed ha subito violentato la sua compagna di cella. Ci deve essere un po’ di buon senso in tutto!
O gli atleti. Un uomo si dichiara donna e pratica, diciamo, sollevamento pesi o qualche altro sport. Lo sport femminile cesserà di esistere del tutto. Ci deve essere un po’ di buon senso. Sono fautore di un approccio tradizionale, per il quale una donna è una donna, un uomo è un uomo, una madre è una madre, un padre è un padre. E spero che la nostra società abbia una protezione morale interna dettata dalle confessioni tradizionali della Federazione Russa.
La particolarità e la forza della nostra società millenaria risiede nel fatto che la Russia si è evoluta come stato multiconfessionale e multietnico e abbiamo imparato a rispettarci l’un l’altro. Rispetto. Cosa significa? Significa rispettare i fondamenti della nostra cultura spirituale tradizionale. Tutti i popoli della Federazione Russa – lo sottolineo, tutti – hanno una certa protezione morale interna dall’oscurantismo che Lei ha appena citato. Che facciano quel che vogliono lì. Dobbiamo prendere tutto ciò che è progressista e il meglio che aiuta a svilupparsi, essere in marcia, essere leader nella tecnologia, nell’economia, nelle sfere umanitarie, intendo l’assistenza sanitaria, ad esempio, o l’istruzione. Ma spero che i nostri popoli, i popoli della Russia, abbiano abbastanza sistemi immunitari interni profondi per proteggersi da questo, come ho detto, oscurantismo. E dobbiamo combatterlo non con istruzioni dirette, grida e accuse, ma sostenendo i nostri valori tradizionali, di cui parlo sempre.
Sergio Paini, RAI
Quanto sono cambiati i rapporti tra Russia e Italia durante il governo di Mario Draghi? E l’Italia, secondo Lei, può svolgere un ruolo di mediatore nei rapporti della Russia con l’Unione Europea?
I nostri rapporti, per come la vedo io, tra Italia e Russia, si sono sviluppati, se non come indicativi, ma sicuramente buoni e stabili. Mi sembra che questo abbia un carattere sovrapartitico.
Al di là delle forze che attualmente guidano l’Italia, la Repubblica Italiana, il Governo, stiamo ancora proseguendo sulle basi poste da Berlusconi. Dopotutto, è stato lui a iniziare il rafforzamento delle relazioni, diciamo, tra Russia e NATO. Ha proposto una serie di progetti “a lungo termine”, tra cui, tra l’altro, nel campo delle piccole e medie imprese.
Tutto questo continua a prescindere da quelle forze politiche che prima o poi si trovano ai vertici del potere politico. Questo consenso sovrapartitico e sovranazionale, a mio avviso, è fondamentale nei rapporti tra Italia e Russia. Certo, l’Italia è un Paese della Nato, un Paese dell’Unione Europea, ma questo non ci impedisce di lavorare nel modo appena ricordato. Spero che sarà così anche in futuro.
Io e Draghi abbiamo parlato più volte al telefono, siamo in contatto, i rapporti sono molto amichevoli e molto significativi, su alcuni temi che interessano la Repubblica Italiana nello sviluppo dei nostri legami economici. E naturalmente, in questo senso, tenuto conto di un atteggiamento così benevolo e del livello delle nostre relazioni, l’Italia potrebbe svolgere un ruolo nella normalizzazione delle relazioni Russia-UE, e anche attraverso i negoziati che sono attualmente in programma tra Russia e NATO.
Aleksandr Fedorčak, TV “Crimea 24”
A nome di tutta la nostra Repubblica voglio dire grazie per le trasformazioni in atto. Negli ultimi sette anni, la nostra infrastruttura è cambiata molto, hanno iniziato a costruire strade, asili nido e così via.
Ma, con nostro grande rammarico, le comunicazioni mobili sono rimaste allo stesso livello, i grandi operatori di telecomunicazioni russi, purtroppo, non hanno ancora potuto farci visita. Come si può regolamentare questo problema a livello statale? Ed è possibile che in un prossimo futuro i grandi operatori vengano finalmente anche da noi?
E’ ovvio che ciò sia legato alle sanzioni che i nostri partner occidentali stanno imponendo contro i crimeani e la Crimea.
Come ho già detto, la situazione è strana. Se qualcuno pensa che la Crimea sia occupata, significa che i crimeani e la Crimea sono vittime di un’aggressione. Perché dovrebbero essere ulteriormente puniti? E se si sono uniti alla Russia, sono tornati in Russia di loro spontanea volontà in un referendum, allora questa è una manifestazione di democrazia. Che c’è, qualcuno sta combattendo contro la democrazia? Nessuna risposta. C’è solo una risposta: se ne fregano degli interessi dei crimeani, della Russia e della democrazia. Risolvono i loro problemi geopolitici, tutto qui.
Ma noi, rendendoci conto di ciò, dobbiamo reagire adeguatamente, e lo faremo ulteriormente, così come abbiamo risolto – non completamente, ma sono certo che li risolveremo – i problemi di approvvigionamento idrico, così come abbiamo risolto il problema di approvvigionamento energetico e, in generale, con l’elettricità, con lo sviluppo delle infrastrutture, non solo della “Tauride”. Ho già concordato con il governo, ho chiesto loro e so cosa è previsto: ci saranno discese dalla “Tauride” alla costa.
Saremo sicuramente impegnati nello sviluppo delle infrastrutture delle città e delle città non costiere della Crimea. Come Lei ha appena detto, continueremo a costruire ospedali, asili e scuole, saremo impegnati nella ristrutturazione degli alloggi, compresi gli alloggi di emergenza.
A proposito, Crimea e Sebastopoli successivamente hanno aderito a questo sistema: il sistema di ristrutturazione degli alloggi e di sfratto dalle abitazioni fatiscenti, quindi sono un po’ indietro. Voi, la Crimea e Sebastopoli, siete un po’ indietro rispetto a questo programma di reinsediamento di alloggi di emergenza, ma risolveremo sicuramente in modo sistemico tutti i problemi della Crimea, compreso il reinsediamento negli alloggi di emergenza.
Per quanto riguarda le comunicazioni mobili: proprio come in altri ambiti, troveremo il modo di tutelare gli interessi delle persone. Ora non precorrerò i tempi e non parlerò nel dettaglio qui su come lo faremo, in modo da non interferire con il processo stesso. Ma ci penseremo e speriamo di risolvere questo problema.
Ci sono anche problemi con il reddito della popolazione, lo so, con il livello dei salari, con il livello dei prezzi, risolveremo gradualmente tutto. Gradualmente, ma sicuramente. Spero che i residenti della Crimea e di Sebastopoli lo sentano oggi e lo sentiranno domani.
Zochra Išmuchametova, Agenzia “Sputnik”
Domanda sull’Afghanistan. Il 15 agosto abbiamo assistito tutti alla presa del potere dei talebani in Afghanistan dopo la fuga del presidente Ashraf Ghani, ora ex presidente. La domanda è: la Russia riconosce il governo talebano? Quali sono le prospettive per lo sviluppo delle relazioni russo-afghane?
Vorrei che le relazioni tra Russia e Afghanistan si sviluppassero nel miglior modo possibile. Intendo i nostri interessi reciproci nella stabilizzazione della situazione nella regione. Per noi questa non è una domanda oziosa, perché abbiamo frontiere aperte con le repubbliche centroasiatiche, le ex repubbliche dell’Unione Sovietica, e, naturalmente, la possibile penetrazione di alcuni elementi estremisti lì non può che destare allarme e timore in noi. Tra l’altro, dal territorio dell’Afghanistan proviene ancora una quantità enorme di droga: il 90 per cento degli oppiacei sul mercato mondiale è di origine afgana. Anche questo non può che preoccuparci.
Ma per quanto riguarda il riconoscimento, in generale, bisogna partire dalla realtà, dal fatto che le forze che sono finite alla guida dell’Afghanistan saranno sintonizzate per far sì che tutti i gruppi etnici siano rappresentati nella leadership del Paese. E solo questo, a mio avviso, può creare delle condizioni che facciano sperare in una stabilizzazione in Afghanistan.
Ma cosa bisogna fare adesso? Certo, dobbiamo aiutare il popolo afghano. E questo, prima di tutto, deve essere fatto da quei Paesi che hanno causato danni così enormi e perdite sia all’economia che alla stessa società afghana. Chi è lì da 20 anni, ha distrutto l’economia, e deve prima di tutto fornire assistenza.
Da parte nostra, faremo tutto ciò che dipende da noi. Ma prima di tutto, è necessario sbloccare i beni e le attività monetarie dell’Afghanistan in banche estere, principalmente americane, al fine di fornire assistenza umanitaria in pieno al popolo afghano. Altrimenti, potrebbero esserci semplicemente carestie e gravi conseguenze che colpiranno gli Stati vicini.
Per quanto riguarda il riconoscimento, lavoriamo in maniera consolidata con tutti i partecipanti alla comunicazione internazionale. Abbiamo la nostra posizione e questo l’ho chiarito abbastanza. Ma ci impegneremo affinché questa decisione sia consolidata.