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Un italiano a Novosibirsk

CIELO D’APRILE

Due creature dall’interno della loro stanzetta guardavano il cielo di Aprile attraverso il vetro e la grata di ferro della piccolo finestra, candide nuvole spinte da una dolce brezza si rincorrevano come i ricordi nelle loro menti. Il vecchio si rivide bambino quando dopo una lunga corsa per i campi, esausto e ansante si
stendeva sull’erba del fertile campo che circondava la misera casupola dei suoi genitori, e rimaneva li anche per ore affascinato da quello spettacolo che la natura gli offriva. Anche da adulto spesso, arrestava i docili buoi che trainavano l’aratro e rimaneva qualche minuto a guardare quelle nuvole che si rincorrevano senza mai incontrarsi.

Poi, un giorno, incolpevole fu accusato di avere uccisa una donna e la legge lo condanno’ ad una detenzione senza fine. Da quel giorno e per lunghissimi anni passava ore ed ore nella sua solitudine a guardare il cielo azzurro. Alcuni anni prima aveva chiesto di poter tenere un uccellino con se, gli fu concesso e lui lo accudiva con tanto amore.

Quel giorno quell’uomo ormai vecchio guardo’ il canarino rinchiuso nella sua gabbietta e negli occhi della bestiola vide per la prima volta la sua enorme tristezza.
Stancamente si alzo’ dalla logora e fredda panca metallica e lentamente, trascinandosi sulle gambe malferme, si avvicino’ alla gabbia.
Il canarino vedendolo salto’ dal bastoncino che fungeva da posatoio e si aggrappo’ alle sbarrette ruginose della sua prigione. Il vecchio apri’ la porticina e stringendolo dolcemente prese la creatura in mano, lo fisso’ a lungo poi prese a parlargli teneramente : Oggi, disse, non ti daro’ ne il miglio ne l’acqua, oggi e’ un giorno speciale per noi due. Il canarino come se avesse capito emise un triste trillo , l’uomo gli carezzo’ con un dito la testolina, poi riprese a parlargli : Siamo qui da anni ormai, disse, il destino ha impedito a te di volare, a me di camminare, oggi voleremo ambedue verso quel cielo azzurro che non ci stanchiamo di guardare e che ci manca tanto, tu ed io oggi lasceremo questa stanza per sempre. Il canarino ancora una volta trillo e questa volta al vechio
sembro’ un trillo gioioso. I’uomo si avvicino’ alla finestra e la schiuse , poi apri’ la mano rugosa e disse : Vai, sii felice, porta il tuo canto per il mondo. Il canarino lo guardo’ per qualche secondo, poi spiego’ le ali e passando attraverso le sbarre della grata volo’ in alto, verso quel cielo di Aprile di un azzurro struggente.
Il vecchio aspetto’ alla finestra fino a quando l’uccellino non fu che un piccolo, indistinto puntino nero , poi ritorno’ alla sua panca, se sedette stancamente, guardo’ ancora una volta quel meraviglioso, azzurro cielo d’Aprile , chiuse gli occhi e reclino’ la testa ormai canuta e la sua anima volo’ verso l cielo.