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Tutti in piedi per Calcutta

Può un cantautore “di nicchia” portare 13mila persone all’Arena di Verona e farle fotografare in un film evento? Edoardo d’Erme lo ha fatto. E ora sbarca al cinema con la regia di Giorgio Testi e i visual concept di Filippo Rossi Ci sono tre giorni, a dicembre, che per i fan di Calcutta valgono più della triade festiva che va dalla Vigilia a Santo Stefano. Sono i giorni in cui si accomoderanno al cinema e rivivranno o vedranno – quasi fossero lì a sgolarsi con gli altri – il live dell’Arena di Verona. Tredicimila presenze e un sold-out previsto quello per Edoardo D’Erme, considerato artista di nicchia ma che la nicchia la prende e la trasforma, restituendole la fotografia di un universo giovanile e vitale fatto di sentimenti, esperienze, passioni.
Quello che Giorgio Testi ha pensato di “ridurre” a evento cinematografico in Tutti in piedi, il film concerto che uscirà nelle sale il 10, l’11 e il 12 dicembre, e che conterrà anche l’immaginario visuale di Filippo Rossi. Un lungo flashba

Può un cantautore “di nicchia” portare 13mila persone all’Arena di Verona e farle fotografare in un film evento? Edoardo d’Erme lo ha fatto. E ora sbarca al cinema con la regia di Giorgio Testi e i visual concept di Filippo Rossi

Ci sono tre giorni, a dicembre, che per i fan di Calcutta valgono più della triade festiva che va dalla Vigilia a Santo Stefano. Sono i giorni in cui si accomoderanno al cinema e rivivranno o vedranno – quasi fossero lì a sgolarsi con gli altri – il live dell’Arena di Verona. Tredicimila presenze e un sold-out previsto quello per Edoardo D’Erme, considerato artista di nicchia ma che la nicchia la prende e la trasforma, restituendole la fotografia di un universo giovanile e vitale fatto di sentimenti, esperienze, passioni.

Quello che Giorgio Testi ha pensato di “ridurre” a evento cinematografico in Tutti in piedi, il film concerto che uscirà nelle sale il 10, l’11 e il 12 dicembre, e che conterrà anche l’immaginario visuale di Filippo Rossi. Un lungo flashback per i fan ma anche per chi non conosce abbastanza l’artista di Oroscopo, per ripercorrere tutti d’un fiato l’ultimo Evergreen e i prezzi apprezzati di Mainstream, che per molti hanno contribuito a farlo eleggere principe dell’Indie italiano. Perché Calcutta, lontano dalle pur piacevoli miscellanee commerciali alla Thegiornalisti, è artista ancorato alla semplicità. Quella dei versi che colpiscono nonostante la facilità di memorizzazione, quella dei motivi che entrano dentro per non uscire più.

Nei testi e nella musica di Calcutta c’è, per dirla in una frase, il flusso della vita che scorre. Ognuno ci si specchia dove vuole: il rapporto con l’antitesi (che non è antagonismo) femminile, c’è quasi ovunque: dalle note travolgenti di Pesto scelte per il trailer ufficiale di Tutti in piedi (in basso) a Saliva. Una femminilità ancora più esplicitata in Nuda Nudissima o in Orgasmo, ma anche, nell’accezione più sentimentale, in Cosa mi manchi a fare o Frosinone, già cristallizzate nella memoria collettiva dei patiti dello scenario indipendente.