Approvate dal Cnog le linee guida che ora passano al vaglio del Parlamento. Le inquietanti prospettive di controllo che si aprirebbero con la trasformazione in “Ordine del giornalismo” e la mano sugli addetti stampa All’Ordine dei giornalisti non basta aver deciso, dai tempi di Benito Mussolini a oggi, chi dovesse essere giornalista e chi no. Da oggi vuole decidere anche cosa sia giornalismo e cosa no. È quello che emerge dalle linee guide approvate oggi dal Cnog e subito spruzzate nell’etere in maniera unificata e acritica da ogni sorta di sito. Ecco, dunque, servita, l’autoriforma che avrebbe dovuto distogliere dall’abolizione il sottosegretario all’editoria dal passo felpato Vito Crimi. e che ora passerà al vaglio del Parlamento. Un restyling del nome, i criteri di accesso all’albo leggermente modificati e, il pezzo da novanta, la “gestione” degli addetti stampa. Vediamoli uno per uno. L’inquetante mutazione semantica: da Ordine dei giornalisti a Ordine del giornalismo. Il cambio di